Il titolo scelto è volutamente provocatorio e potrebbe essere tradotto in “quali sono i corsi con maggiore percentuale di laureati occupati?”.
Se dovessimo scegliere solo sulla base delle proiezioni statistiche elaborate dai vari centri di studio e ricerca non avremmo dubbi: andiamo tutti a fare ingegneria oppure un corso per tecnici sanitari (sono questi, infatti, i corsi con le migliori performance lavorative a 3/5 anni dalla laurea).
Ma la nostra, appunto, è una provocazione. La facciamo per sottolineare un atteggiamento che spesso si riscontra in chi sta scegliendo il proprio futuro.
Da una parte c’è chi tende a muoversi con una prospettiva pratica, alla ricerca di una sicurezza concreta e di opportunità molto certe; dall’altra c’è chi invece preferisce seguire solo il proprio cuore, gli interessi, i sogni, mettendo in sordina tutti i dati di realtà.
Ovviamente questa polarizzazione di posizioni non è quella consigliata da ogni buon orientatore, perché in entrambi i casi c’è un pezzo di realtà (interna o esterna) che non viene considerato e del quale si dovrebbe invece tener conto.
Ma qui ci interessa soprattutto far emergere un altro aspetto della questione: la responsabilità del proprio progetto.
Ci spieghiamo meglio: seguire solo le statistiche o solo le proprie aspirazioni è, in entrambi i casi, un modo di pensare che l’esito professionale dipenderà da qualcosa di “esterno da sé” (e quindi da qualcosa di automatico). Come se la transizione università – lavoro fosse in un caso il naturale approdo del titolo di studio e nell’altro la magica realizzazione dei sogni.
In entrambe le situazioni manca l’intervento individuale del singolo studente, intervento che trasforma le occasioni e le aspettative in un progetto concreto.
Da questo punto di vista, infatti, qualsiasi scelta universitaria richiede un livello di progettualità personale, che sia in grado di coniugare studio e lavoro, interesse e spendibilità, conoscenze teoriche e competenze.
Ed è sempre da questo punto di vista, piuttosto che dalle statistiche, che emergono meglio anche le differenze di approccio richieste agli studenti a seconda che scelgano ingegneria o il Dams.
Chi intende frequentare corsi con minore capacità professionalizzante (ad esempio corsi nell’ambito delle scienze umanistiche e delle scienze politiche, gli studi relativi ai beni culturali ma anche alle scienze pure) è chiamato a un importante sforzo di costruzione. Non solo del piano di studi, ma anche delle diverse occasioni formative e professionalizzanti aggiuntive grazie alle quali dare maggiore concretezza ai propri studi.
Chi intende scegliere corsi con maggiore capacità professionalizzante (quelli che nascono fin da subito con una vocazione applicativa) deve ritenersi impegnato in una progettazione che sappia muoversi fra le opportunità lavorative già prefigurate, senza per questo rinunciare all’innovazione, alla creatività e alle esigenze personali.
In sintesi: