Rischio 2: “Dopo giurisprudenza si può solo diventare avvocato”



È evidente che nessuno cade in questa fin troppo semplificata trappola; tutti sappiamo che giurisprudenza (presa, qui, solo ad esempio) apre molte più strade oltre a quella di fare l’avvocato. Tuttavia, è un fatto che, quando pensiamo a un percorso universitario, non sempre riconosciamo l’ampiezza dei percorsi lavorativi a cui questo può condurre, semplificando talvolta eccessivamente lo spettro di possibilità di futuro da immaginare.



Riflessione

Le semplificazioni a volte sono utili, perché ci fanno sentire di poter controllare la complessità del mondo. Il rischio, però, può essere quello di cadere in valutazioni un po’ stereotipate che ci fanno perdere un bel pezzo di ricchezza e varietà della realtà delle professioni. Oppure che ci fanno vedere delle traiettorie lineari laddove invece il percorso è più complesso e complicato di quello che appare. Infine, tali semplificazioni ci fanno vedere chi è e cosa fa l’avvocato (per riprendere l’esempio di giurisprudenza), ma rischiano di non farci riflettere su come stiamo noi dentro a quella professione


Consigli-antidoto
  1. in riferimento ai diversi corsi universitari, provare a verificare e a informarsi sui percorsi professionali meno scontati e meno automatici
  2. chiedersi quanti tipi di avvocato, di ingegnere, di psicologo, ecc. esistono nella realtà
  3. intervistare qualcuno che esercita la professione che abbiamo in mente, per verificare come i saperi universitari diventino, nel concreto, competenze spendibili nel lavoro
  4. interrogarsi su quali caratteristiche personali (interessi, capacità, disponibilità, valori, stili personali, ecc.) siano necessarie o più utili per svolgere la professione che abbiamo in mente




Come affrontare la scelta