Editoriale


Questo primo numero del 2010 de Il Lavoro in Diretta arriva proprio quando la recessione economica globale va di pari passo con una crisi molto pesante per il lavoro, la peggiore da quando è iniziata l’attività dei Centri per l’impiego.

Mentre questa difficoltà occupazionale incalza, i giovani devono comunque continuare a progettare il proprio futuro professionale, anche attraverso la scelta dell’università. Nelle ultime classi delle scuole superiori c’è gran fermento. E’ il periodo delle scelte, che si vorrebbero, per tutti, consapevoli e mirate.

E’ proprio per chi si trova di fronte a questo importante appuntamento della vita che abbiamo pensato di offrire un panorama di informazioni utili.

Iniziamo con un articolo che, anche facendo riferimento a quanto riportato dalla stampa locale, intende riflettere su come il crollo dell’occupazione possa trasformarsi in crisi sociale e come, d’altra parte, il tempo di ‘non lavoro’ possa diventare, per chi lo vive in prima persona, occasione di aggiornamento e formazione professionale.

Proseguiamo con una lettura critica dei dati in nostro possesso (facendo anche riferimento a fonti autorevoli quali l’ISTAT, la banca dati di Almalaurea e l’indagine Excelsior di Unioncamere) che possono facilitare la comprensione del rapporto che si viene ad instaurare tra Università e Lavoro. Indaghiamo anche le modalità utilizzate dai giovani nell’affrontare gli studi universitari e gli esiti occupazionali che ne conseguono.

Abbiamo pensato inoltre di fornire ulteriori elementi di riflessione per una scelta consapevole (anche attraverso l’esperienza di chi, per competenza professionale o perché ha già affrontato la scelta in un recente passato, ha un’idea più precisa delle cose): un vademecum sui rischi più ricorrenti, una guida sui servizi e sugli strumenti d’ausilio e di supporto, testimonianze dirette di studenti, il parere di un orientatore esperto.

Speriamo che questo nostro contributo possa essere di utilità pratica ai giovani che devono scegliere: d’altronde, come “addetti al lavoro”, la nostra dovrebbe essere una prospettiva privilegiata…

Buona lettura. Ma, soprattutto: buon lavoro!