Università e lavoro. Come affrontare la scelta


Perché riflettere sul lavoro in fase di scelta universitaria?

Perché proporre di riflettere sul lavoro a chi, come gli studenti delle classi quinte, sta pensando soprattutto a quale corso universitario iscriversi?

Ci sono almeno tre ordini di motivi per cui noi del Centro per l’impiego crediamo sia importante sostenere la scelta universitaria con alcune riflessioni sul lavoro e sulle professioni:


Il primo è ovvio ed evidente: perché interrogarsi su quale lavoro si vorrà svolgere dopo gli studi può orientare, se non addirittura determinare, il percorso formativo che si sceglierà.

Il secondo può apparire forse un po’ astratto, ma, secondo noi, è altrettanto importante. Perché conoscere il mondo del lavoro, con le sue dinamiche, le evoluzioni, le professioni che nascono o che esistono da sempre, che emergono e poi si definiscono, che si trasformano e poi magari scompaiono, equivale in qualche modo ad approfondire la propria conoscenza della realtà che ci circonda. Una buona parte del nostro presente è cronaca scritta dalle vicende del lavoro, di lavoratori che rischiano o perdono il posto, di aziende che faticano ad andare avanti, di territori che provano ad immaginare un futuro possibile di lavoro e sviluppo.
Perché il lavoro coincide in tanti punti con la nostra storia passata recente e remota: i nostri valori, le nostre identità, il nostro tempo, il territorio in cui viviamo si sono modellati e si modellano attorno al lavoro e ai lavori. In definitiva, per dirla con una espressione un po’ difficile, il lavoro costituisce un sapere di cittadinanza, un punto di vista per leggere i fatti e le cose, dunque un sapere trasversale che si intreccia con la vita di ognuno e con i saperi acquisiti a scuola e all’università.

Il terzo ordine di motivi ha a che fare con un dato di realtà.

Se non è possibile fare previsioni certe sulla quantità dei posti di lavoro che si creeranno in futuro (benché la crisi attuale e autorevoli studi prefigurino uno scenario di crescita della disoccupazione strutturale su scala globale, almeno per alcuni settori produttivi e per alcune tipologie professionali), tuttavia è possibile affermare con evidenza che il lavoro è sempre più caratterizzato da flessibilità/ precarietà.
Usciti dall’università non ci sarà ad attendere un posto fisso né una carriera definita, ma una serie di opportunità a tempo, più o meno coerenti, più o meno interessanti, più o meno remunerative, all’interno delle quali ognuno dovrà imparare a costruire il proprio percorso di crescita professionale.
Dunque, in questo senso, il tema del lavoro costituisce un sapere non solo di cittadinanza, ma quasi di sopravvivenza per tutti coloro che intendono investire
il proprio tempo e le proprie risorse nella formazione universitaria.
Anticipare oggi alcune riflessioni sul domani può essere un ottimo esercizio per imparare a governare piuttosto che subire la complessità del lavoro.



Senza stare a fare chissà quali ponderose riflessioni, e senza immaginare di fornire esaustive informazioni (per quelle, vi invitiamo a venire presso i nostri uffici), preferiamo piuttosto proporre alcune riflessioni di metodo per aggredire il tema del lavoro.

Prendendo spunto da alcuni rischi che corre chi si appresta alla scelta universitaria, partendo cioè da alcune rappresentazioni un po’ stereotipate del lavoro (a volte sbagliate, a volte parziali), proviamo a suggerire qualche riflessione e qualche consiglio, che speriamo possano fungere da antidoto contro quei rischi.

In altri termini, ci piacerebbe trasformare qualche risposta troppo facile in domande più utili.


Rischio 1: “Voglio fare il criminologo!”
Rischio 2: “Dopo giurisprudenza si può solo diventare avvocato”
Rischio 3: “Per ogni professione esiste un corso universitario ad hoc”
Rischio 4: “Durante l’università devo pensare solo a studiare; per il lavoro ci penserò poi”
Rischio 5: “Per lavorare in provincia di Rimini forse non serve andare all’università”
Rischio 6: “Meglio il Dams o ingegneria?”