Il punto di vista dell’Orientatore del Cpi


Chiara Bazzocchi
Consulente di orientamento presso il Centro per l’impiego di Rimini


Quali consapevolezze/aspettative mostrano, rispetto alla scelta dopo la scuola superiore i giovani che si presentano al servizio di orientamento del Centro per l’impiego?

Possiamo notare che i ragazzi che escono dalla scuola superiore mostrano aspettative diverse a seconda del percorso intrapreso.

In un certo senso la scelta già maturata in precedenza, e cioè il percorso scolastico affrontato, fa nascere aspettative che perdurano fino al momento della ricerca del lavoro. Aspettative talvolta condizionate da idee preconcette, difficili da sconfiggere.

Come accadeva in passato, coloro i quali hanno scelto un percorso liceale tendono ad iscriversi all'università. Chi non lo fa è piuttosto sfiduciato, tende a pensare che il proprio diploma non serva a molto e ignora le possibilità di formazione alternative ai corsi di laurea, che in questi questi casi potrebbero invece costituire un'ottima opportunità di crescita.

Spesso si tratta di ragazzi disponibili a mettersi in discussione, per i quali stage o corsi di alta formazione possono rappresentare una buona occasione per avvicinarsi al lavoro con più strumenti e maggiore consapevolezza.

Chi esce da un istituto tecnico o professionale tende invece ad avere aspettative di un inserimento nel mondo del lavoro piuttosto veloce. Atteggiamento che, soprattutto al momento attuale di particolare crisi, può portare a qualche delusione se al contempo non si è armati di determinazione e volontà di attivazione. Fra questi, chi è soddisfatto della scelta effettuata tende a muoversi con più disinvoltura nella ricerca di opportunità occupazionali e quando il lavoro tarda ad arrivare mostra una maggiore apertura verso un ulteriore percorso di formazione.

Chi invece è pentito del percorso intrapreso mostra segni di maggiore disorientamento e tende a ripiegare sul primo impiego che trova.

Come consulente d'orientamento, il compito che mi trovo ad affrontare è soprattutto quello di motivare questi ragazzi e di far comprendere loro che il diploma acquisito e il percorso intrapreso non sono una gabbia in cui sono imprigionati, ma un trampolino di lancio verso una vita professionale che può essere completamente ripensata. Spesso i vissuti dei ragazzi riflettono fortemente le aspettative della famiglia, dunque ci si confronta non solo con le loro idee, ma anche con le rappresentazioni dei loro genitori.


Sono orientati dalla necessità di trovare facilmente un lavoro oppure seguono le loro passioni/inclinazioni personali?

Il rinvio al servizio di consulenza orientativa del Centro per l'impiego in genere viene effettuato affinché a un ragazzo in uscita dalla scuola superiore venga data la possibilità di riflettere in modo più approfondito sui propri obiettivi.

Nel corso dei colloqui si possono incontrare ragazzi particolarmente “impazienti” di trovare un lavoro. Impazienza che talvolta significa ansia e mancanza di progettualità, ma per fortuna spesso vuol dire entusiasmo e voglia di fare.

Il messaggio che cerco di passare è quello dell'importanza di costruire un progetto e di darsi un tempo in cui cercare ciò che più interessa, magari coniugandolo con un lavoro meno impegnativo che permetta loro di guadagnare qualcosa.

Credo che quest'ultimo aspetto sia molto importante, in quanto l'indipendenza psicologica passa anche attraverso l'indipendenza economica.


Esiste un tempo per maturare la scelta? Se sì, quale?

Le scelte, perché possano dirsi consapevoli, devono essere supportate da una certa maturità personale, processo che ha tempi di elaborazione molto soggettivi. Alcuni ragazzi la acquisiscono prima, altri dopo. Sicuramente per la maggior parte di loro non coincide con il diploma di maturità.

Nel nostro servizio mi capita di incontrare persone ormai adulte che non operano scelte consapevoli, che si “buttano” senza tanto pensare alle opportunità che si presentano. Ma non credo che questo sia necessariamente un problema; credo piuttosto che sia una caratteristica personale, un atteggiamento che, a seconda dei casi, può rivelarsi più o meno funzionale.

Di questi tempi, tuttavia, in cui il lavoro è sempre più precario e si è costretti a ripensarsi e a mettersi in discussione sempre più frequentemente nell'arco della vita, sto cominciando a notare che queste sono le persone più in difficoltà.

Comunque, per rispondere più puntualmente alla domanda, esiste un tempo della scelta, di cui tuttavia non è facile segnare l'inizio: potremmo dire che coincide con il periodo in cui il ragazzo comincia a capire che il percorso che sta facendo non è determinato una volta per tutte e che i suoi comportamenti e il suo modo di vivere le esperienze incidono fortemente nella costruzione del suo futuro.


Con quale ausilio (strumenti/figure) andrebbe affrontata/supportata la scelta?

Rivolgersi a un servizio di consulenza orientativa può essere di aiuto, ma non necessariamente d'obbligo.

Intendo dire che un buon supporto può e deve venire dalla famiglia e dalla scuola. L'obiettivo di figure significative come genitori e insegnanti dovrebbe essere quello di incoraggiare i ragazzi a riflettere sulle esperienze che stanno facendo, anche su eventuali “insuccessi”; di offrire loro la possibilità di fare esperienze con le quali possano conoscersi, capire che cosa li può interessare o in che cosa si sentono “bravi”, di aiutarli a immaginarsi in ruoli diversi, di spiegare loro il significato e l'importanza di quello che stanno studiando per la loro vita. Soprattutto credo sia fondamentale che gli adulti si sforzino di non alimentare la naturale tendenza degli adolescenti a categorizzarsi, a ragionare con schemi quali “bianco o nero”, ma piuttosto dovrebbero far loro comprendere che nella vita niente è definitivo e irreparabile. E, a maggior ragione, non lo può essere a 18-20 anni, quando tutte le strade possono essere aperte. Penso che potrebbe essere utile anche aiutare i genitori a comprendere la portata dei cambiamenti avvenuti in questi anni nel mercato del lavoro. Ai ragazzi ora servono strumenti importanti: la capacità di gestire l'incertezza, ma anche l'indipendenza psicologica necessaria alla ricerca del proprio progetto personale.


Quale consiglio pensa sia utile dare a chi deve affrontare la scelta dopo la scuola superiore?

Un consiglio veramente sentito che vorrei offrire ai ragazzi è quello di seguire il più possibile i propri interessi e inclinazioni; questo perché cercare un lavoro significa impiegare energie, avere motivazione: occorre studiare, formarsi. La motivazione e le energie sono più forti se abbiamo individuato i nostri obiettivi, qualcosa per cui vale la pena di darsi da fare, qualcosa che stimola la nostra immaginazione.

Al contempo, trovare un lavoro vuol dire essere riusciti a convincere qualcuno della nostra motivazione, aver trovato qualcuno che pensa che valga la pena investire su di noi e ci dia la possibilità di far vedere cosa siamo capaci di fare, qualcuno che condivida con noi la sfida del nostro crescere.