Editoriale


In questo numero estivo del nostro Il Lavoro in Diretta proviamo a fornire una prima risposta a una domanda che ci sta particolarmente a cuore: cos’è il “lavoro sostenibile” e, nella fattispecie, cosa serve per trasformare il lavoro in vero strumento di sviluppo sociale?

La domanda nasce dalla consapevolezza della propria responsabilità di attore sociale nel contribuire ad individuare strategie che permettano l’occupabilità, la manutenzione della professionalità, la ricerca attiva di soluzioni alle crisi personali e della comunità locale nel suo insieme in un periodo storico travagliato da una profonda crisi economica mondiale.

Una crisi globale che ha messo in evidenza il limite di un modello di sviluppo che fonda le sue radici in una impegnativa ossessione produttivista, scolpita in tre parole: sempre di più, sempre più in grande, più velocemente.

È soprattutto di questi ultimi tempi il dibattito sulle ragioni intrinseche della crisi e sulla ricerca di uno schema di crescita sostenibile capace di reggere l’urto delle nuove sfide che attendono una comunità internazionale sempre più esposta ad accelerazioni e cambiamenti spesso tumultuosi e imprevedibili.

Sempre più condivisa diventa così la tensione a una idea di progresso diverso: duraturo perché consapevole della finitezza delle risorse a disposizione, sostenibile perché improntato a consumi più razionali e a una conseguente maggiore equità nell’allocazione di beni e servizi. In questa ottica l’occupazione torna ad acquisire una centralità indiscutibile.

Nelle pagine che seguono risulta evidente come sia fondamentale investire sulla crescita umana e professionale dei cittadini (fondata sull’etica del fare), sulla soddisfazione di vedere riconosciuti i propri sacrifici a fronte di un nuovo modello di sviluppo dove le tematiche ambientali assumono grande rilevanza.

Al riguardo segnaliamo il prezioso contributo fornito, con un articolo redatto appositamente per Il Lavoro in Diretta, dal sociologo riminese Davide Brocchi, docente di sostenibilità presso l’Ecodesign - Accademia del design sostenibile di Colonia e presso l’Istituto di comunicazione ambientale dell’Università di Luneburg, in Germania, che cogliamo l’occasione per ringraziare pubblicamente.

A tutti voi auguriamo buona lettura.