I consumi energetici e l'utilizzo delle fonti fossili hanno dirette conseguenze sulla qualità dell'ambiente. I pericoli per il nostro pianeta dovuti all'aumento della temperatura e al conseguente cambiamento climatico (effetto serra) e l'eccessivo utilizzo di risorse non rinnovabili hanno indotto i governi ad impegnarsi nei prossimi anni a ridurre le emissioni nocive per il clima, a sviluppare le fonti energetiche alternative, a risparmiare l'utilizzo di energie non rinnovabili.
Questo impegno non rappresenta solo la necessaria scelta per la sopravvivenza, ma può trasformarsi in una reale opportunità di crescita e di sviluppo.
Barroso afferma infatti che “La crisi economica e finanziaria e le prove scientifiche del cambiamento climatico ci mostrano la necessità di investire di più nella sostenibilità. L’obiettivo non è soltanto quello di fare ciò che è giusto per il futuro del pianeta: investire nelle nuove tecnologie a bassa emissione di carbonio può recare enormi benefici all’Europa in termini di crescita e occupazione.”
Questa opportunità viene sottolineata anche dall’assessore regionale alle Attività Produttive dell’Emilia-Romagna, Duccio Campagnoli, che in un convegno al CNR di Bologna (in cui ha presentato agli operatori del settore i primi risultati conseguiti con i programmi del Piano energetico regionale, PER, approvato nel 2007) afferma: “nella nostra regione gli obiettivi di Kyoto possono offrire grandi opportunità per le PMI. La green economy, la nuova industria delle tecnologie, del risparmio energetico, dell’utilizzo di fonti rinnovabili e delle nuove forme per la produzione elettrica, dell’eco-edilizia e dell’agro-energia decolla anche in Emilia-Romagna e può rappresentare un nuovo asse di sviluppo, oltre la crisi.”
Queste affermazioni non sono da considerarsi solo un mero auspicio. Secondo una ricerca finanziata dal Dipartimento Energia e Trasporti della Commissione Europea, dal titolo "Employ-RES. L'impatto delle energie rinnovabili sulla crescita economica e l'occupazione nell'Unione Europea”, emerge infatti che le politiche che supportano lo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile producono un effetto considerevole sull'economia e sulla creazione di nuovi posti di lavoro nell'ambito dell'Unione Europea.
Seguendo le indicazioni del “Pacchetto Clima Energia” e raggiungendo il target del 20% di energia rinnovabile nel 2020, a fronte dell’attuale 14% sarebbe possibile creare 410mila nuovi posti di lavoro invece dei previsti 115-201mila se il modello seguito fosse quello attuale.
A fronte di questa consapevolezza la Regione Emilia-Romagna, nel Piano Energetico Regionale (PER 2007-2013), punta allo sviluppo di fonti rinnovabili e al risparmio energetico, sottolineando come gli investimenti nell’efficienza energetica e nelle energie rinnovabili producano benefici in termini economici sociali e ambientali.
In quest’ottica sono stati stanziati incentivi, che hanno portato a far decollare lo sviluppo di fonti rinnovabili come il fotovoltaico , l’eolico, le biomasse.
Per la Regione Emilia Romagna l’obiettivo è la completa riconversione del sistema di produzione termoelettrica in impianti a metano, la sostituzione di tutti i vecchi impianti ad olii combustibili con quelli a tecnologia avanzata ed alta efficienza (centrali a “ciclo combinato” alimentate a metano) e l’adozione di queste tecnologie per tutti i nuovi impianti, con l’esclusione anche dell’uso del carbone. Cresce anche l’utilizzo della cogenerazione, decisiva per combinare produzione di calore e di energia elettrica, che secondo il Piano Energetico dovrà svilupparsi ora non solo negli impianti di produzione, ma negli edifici (microgenerazione) e nell’industria (trigenerazione).
Sempre a livello regionale, per l’industria sono stati già attivati due programmi.
Quello per l’innovazione energetica delle imprese ha visto realizzato il primo bando, nell’ottobre 2008, che ha messo a disposizione 15,3 milioni di euro per il “Sostegno a progetti innovativi nel campo delle tecnologie energetico-ambientali volti al risparmio energetico e all’utilizzo delle fonti rinnovabili”. La grande maggioranza degli interventi finanziati riguarda il fotovoltaico (89 interventi), seguono l’efficienza energetica dei processi produttivi (34) e degli edifici (29).
Accanto a questo è stato attivato il programma per le aree ecologicamente attrezzate, con il quale Regione e Province hanno selezionato le aree strategiche dove concentrare i nuovi insediamenti industriali per superare l’effetto “sprawl”, cioè la crescita incontrollata delle 1.300 aree industriali e artigianali oggi esistenti. Sono 43 le aree che potranno ospitare circa 1.500 nuove aziende, che dovranno essere dotate di impianti fotovoltaici, sistemi di illuminazione pubblica a risparmio energetico, rete di teleriscaldamento/raffrescamento , centrali di cogenerazione/trigenerazione; ma anche opere di protezione idraulica e gestione acque meteoriche/acquedotto industriale, potenziamento della rete fognaria, infrastrutture viarie, area di raccolta/deposito rifiuti, aree verdi. Il programma prevede un investimento regionale e delle risorse del Programma POR-FEsr per 53 milioni di euro.
Parallelamente il Piano di sviluppo rurale seguito dall’Assessorato all’Agricoltura ha previsto nuove misure per l’agroenergia, con la realizzazione di impianti nelle imprese agricole con biogas, biomasse, fotovoltaico. Il piano di riconversione del settore bieticolo-saccarifero ha definito poi la trasformazione di alcuni zuccherifici in impianti di produzione elettrica con biomasse.
Collegato inoltre al Por Fesr, Asse 1, c’è il programma dei Tecnopoli, che prevede anche lo sviluppo di una piattaforma di ricerca su energia-ambiente della rete regionale dell’Alta tecnologia. I poli coinvolti, con i relativi laboratori, saranno quelli di Piacenza, Modena-Reggio Emilia, Bologna, Ravenna e Rimini.
Il centro ricerca statunitense Rael Renewable and Appropriate Energy Laboratory dell’università di Berkely nel suo recente rapporto tra energie rinnovabili e occupazione afferma che l’uso delle fonti energetiche rinnovabili genera un aumento dei posti di lavoro superiore a quello prodotto da un investimento analogo in fonti energetiche di tipo tradizionale (fossili e nucleare).
L'uso dell'energia rinnovabile delinea quindi vantaggi economici distribuiti:
Quest'ultimo punto è molto importante, in quanto si aggiunge agli altri già conosciuti e risponde finalmente all'esigenza di crescita e di sviluppo di molti paesi in stagnazione economica (tra cui l'Italia).
L'uso dell'energia rinnovabile infatti permette di avviare un interessante ciclo di innovazione-investimento-occupazione, una scintilla per lo sviluppo locale per molte aree depresse. I "posti di lavoro" sono infatti in grado di produrre effetti indotti di spesa locali e quindi creare ulteriore occupazione.
A sostegno delle possibilità occupazionali fornite dalle energie alternative, un’indagine del CNEL afferma che, a fronte di un’occupazione in crisi, i lavoratori occupati direttamente o indirettamente nel settore dell’energia rinnovabile sono 2,3 milioni in tutto il mondo, almeno stando alle stime di un rapporto del Worldwatch Institute di Washington. Ma si tratta di un dato per difetto, visto che le cifre fornite sono incomplete. L’eolico impiega non meno di 300.000 persone, il fotovoltaico quasi 170.000 e il solare termico dà lavoro ad almeno 624.000 persone. Biomassa e biocarburanti poi battono tutti, assicurando un milione di posti di lavoro. Secondo le stime della Global Wind Energy Outlook, l’eolico dovrebbe garantire lo scenario più avanzato, con possibilità di creare fino a 2,1 milioni di posti nel 2030 e ben 2,8 nel 2050. Mentre per la Solar Generation IV (un rapporto del 2007 dell’Associazione dell’ Industria Europea Fotovoltaica e di Greenpeace International) si prevede nel 2030, nella migliore delle ipotesi, un’occupazione per 6,3 milioni di persone.
Sono varie le figure che possono trovare collocazione nei diversi settori delle fonti rinnovabili o nell’adeguamento degli impianti già presenti.
Se da un lato questo settore necessita di forza lavoro che si occupa degli aspetti più manuali ed esecutivi, dall’altro ha anche la necessità di impiegare tecnici specializzati.
Secondo un’intervista con l’Ing. Brusa, presidente dell’Ape (Associazione Produttori Energia da Fonti Rinnovabili), il tecnico delle rinnovabili è in prima istanza una persona in grado di valutare le potenzialità che il territorio offre per lo sfruttamento a fini energetici: saper misurare la portata d’acqua di un fiume, di un torrente o addirittura di un acquedotto, la disponibilità di vento in una determinata zona, oppure l’insolazione o la quantità di biomassa necessaria per alimentare un impianto sono tutte caratteristiche proprie di queste figure professionali.
Il tecnico deve avere altresì competenze generali di progettazione e dimensionamento degli impianti da fonti rinnovabili, in maniera tale da porsi come interlocutore e punto di contatto tra il committente e il fornitore dei macchinari (pannelli fotovoltaici, turbine eoliche o idrauliche ecc.).
“Tra le capacità di queste nuove figure professionali - spiega Brusa - non possono mancare le competenze economiche e soprattutto giuridiche. Infatti chi opera nel settore delle fonti rinnovabili è costantemente a contatto con il settore pubblico e con la normativa di gestione/regolamentazione del territorio. Studi di impatto ambientale, concessioni demaniali, normativa sulle emissioni in atmosfera, zone sottoposte a vincoli sono il pane quotidiano di chi si avventura in questo particolare mondo. Dopotutto le fonti rinnovabili si realizzano direttamente nel territorio, che richiede un’attenzione particolare (e quindi una normativa adeguata).”
Per quanto riguarda la formazione richiesta, “quella di partenza può essere non necessariamente di ambito universitario: un diploma universitario potrebbe essere sufficiente per avvicinarsi alla pratica della misurazione delle fonti disponibili (caratterizzazioni anemologiche, ideologiche, ecc.) e alla simulazione della produttività di questi impianti. Competenze di natura ambientale possono essere richieste laddove il tecnico si specializzi nelle attività di inserimento degli impianti nel territorio, di mitigazione degli impatti territoriali e di predisposizione degli studi di impatto ambientale. Una professionalità più elevata (laurea quinquennale ed eventuale specializzazione o esperienza del settore) è richiesta qualora si passi alle funzioni di progettazione/pianificazione degli impianti, valutazione e scelta delle tecnologie disponibili, predisposizione di piani finanziari per l’investimento. Per tali funzioni viene generalmente richiesta una laurea in discipline tecniche o economiche.”
“In Italia e all’estero operano non solo diverse società attive nello sviluppo di impianti da fonti rinnovabili, ma anche società di consulenza e progettazione, società manifatturiere impegnate nella produzione dei macchinari. Inoltre le stesse competenze possono essere richieste dagli enti pubblici coinvolti nel processo di autorizzazione degli impianti, per la formazione di funzionari in grado di pianificare il territorio e di comprendere quali siano i migliori progetti presentati. Anche i centri di ricerca, sia italiani sia esteri, possono costituire uno sbocco possibile per questa tipologia di figura professionale. Infine - conclude il presidente Aper - le banche, impegnate nel finanziamento dei progetti da rinnovabili, sono alla ricerca di tecnici in grado di comprendere la redditività dei progetti loro presentati e la predisposizione al finanziamento.”